martedì 5 aprile 2011

Energia nucleare in Italia

UN PO' DI STORIA
Lo sfruttamento  dell'energia nucleare in Italia ebbe luogo tra gli anni 1963-1990.
Nel nostro Paese la produzione di energia nucleare risale ai primi anni '60, durante i quali si costruirono 3 centrali elettronucleari, con le quali divenne il terzo produttore al mondo (dopo gli USA e la Gran Bretagna), e applicavano tre metodologie produttive diverse, che rappresentavano , però, dei modelli prototipali con cui USA e Gran Bretagna sperimentarono all'estero dei reattori capostipite delle rispettive filiere ( la tecnologia proveniva, appunto, da questi 2 Paesi).
La prima centrale venne realizzata a Latina, la seconda a Sessa Aurunca (CE), la terza a Trino (VC).
Le tre centrali insieme, però, fornivano solo il 3-4 % del fabbisogno nazionale di energia, così nel 1970 iniziò la costruzione della 4° centrale a Caorso (PC).
Nel 1975 avvenne il varo del primo Piano Energetico Nazionale (PEN) che prevedeva un forte sviluppo della componente elettronucleare, pertanto vennero individuati altri siti di costruzione per alcuni prototipi di filiere di reattori innovativi.
Nel 1982 fu messa in cantiere la centrale di Montalto di Castro (VT) con due reattori ad acqua bollente BWR (Boiling Water Reactor) da 982 MW di potenza elettrica ciascuno.
La sicurezza degli impianti divenne una preoccupazione crescente negli anni '80 dopo l'incidente di Three Mile Island del 1979: fu il più grave incidente negli USA, sebbene non abbia causato morti accertate.
Così la centrale di Caorso venne fermata per provvedere ad alcuni aggiornamenti ai sistemi di sicurezza.
Nel 1982 la centrale di Garigliano ( Sessa Aurunca, CE) venne fermata per guasti e a seguito dell'antieconomicità delle riparazioni venne smantellata.
Il disastro di Chernobyl del 1986 portò l'Italia ad indire un referendum.
I tre referendum proposti non vietavano in modo esplicito la costruzione di nuove centrali, né imponevano la chiusura di quelle già esistenti o in fase di realizzazione, ma si limitavano ad abrogare gli oneri compensativi spettanti agli enti locali dei siti individuati per la costruzione di nuovi impianti; nonché la norma che concedeva al CIPE ( Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) la facoltà di scelta dei siti suddetti in presenza di un mancato accordo con i Comuni interessati; infine, ad impedire all'ENEL di partecipare alla costruzione di centrali nucleari all'estero.
Visto l'esito netto del voto ( l '80% dei votanti si era espresso a favore dei promotori del referendum contro il nucleare), tra il 1988 e il 1990 i Governi Goria, de Mita e Andreotti VI posero fine alla parentesi elettronucleare italiana con la chiusura delle tre centarli ancora funzionanti, quelle di Latina, Trino e Caorso.
In realtà la due centrali di Latina e Trino erano praticamente giunte a fine vita essendo progettate per durare 25- 30 anni.
Fu interrotto anche il cantiere di Montalto di Castro il cui impianto venne riconvertito nella centrale termoelettrica Alessandro Volta.
Le centrali  completate e funzionanti del periodo elettronucleare in Italia furono solo quattro: quelle di Borgo Sabotino (LT), di Sessa Aurunca (CE), di Trino (VC), di Caorso (PC).
Dal 1999 tutti i siti di queste centrali sono di proprietà e gestiti da SOGIN ( SOcietà Gestione Impianti Nucleari) e, assieme agli altri complessi nucleari presenti sul territorio italiano, sono in fase di smantellamento e programmati per essere rilasciati all'ambiente senza alcun vincolo radiologico entro il 2030.
Nel periodo di attività antecedente al 1987, le centrali elettronucleari italiane hanno prodotto scorie radioattive che, ad aprile 2010, si trovano quasi completamente negli impianti di ritrattamento in Francia, da dove verranno restituite riprocessate nel 2025, e nel Regno Unito da cui torneranno nel 2017. In precedenza, erano sistemate nelle piscine delle centrali stesse o in quella dell'impianto EUREX (Enriched Uranium Extraction, impianto nucleare italiano utilizzato per la sperimentazione del riprocessamento del combustibile nucleare) di Saluggia. Nel maggio 2006, quando ospitava ancora 52 barre di combustibile irraggiato provenienti dalla centrale di Trino, a causa di un trasudamento, si sono verificati dei rilasci incontrollati di liquidi radioattivi da quest'ultima piscina, oggi completamente svuotata.
In seguito ai referendum del 1987, erano stati sospesi anche gli investimenti dell'ENEL nella produzione elettronucleare all'estero.
Tale disposizione è stata rimossa dall'articolo 1 comma 42 della legge 23 agosto 2004, n. 239 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - Serie Generale n. 215 del 13 settembre 2004 ed entrata in vigore il 28 settembre 2004 ("legge Marzano").
L'ENEL, pertanto ha tutt'oggi diverse compartecipazioni in Francia e in Slovacchia .
Anche Ansaldo Energia S.p.A., che fa capo a Finmeccanica S.p.A., ha fatto tornare in piena attività una sua controllata al 100%, l'Ansaldo Nucleare S.p.A., che il 31 ottobre 2007 ha concluso la costruzione, attraverso una joint venture con la società canadese AECL, del secondo reattore della centrale rumena di Cernavodă ma che comunque non aveva mai interrotto in passato le proprie collaborazioni in Armenia, Ucraina (compresa Černobyl), Cina e Francia.

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