venerdì 29 aprile 2011

Mohandas Karamchand Gandhi (seconda parte)


Dopo la pausa pasquale riprendiamo la rubrica sui grandi personaggi che hanno fatto la storia.
Nella prima parte avevamo lasciato Gandhi  in Sud Africa a "combattere" per i diritti dei "non bianchi".
In questa prima fase della lotta inizia a maturare in lui il concetto di non violenza nell'ottenimento dei diritti sacrosanti di un popolo contro un sistema oppressivo.
Il discorso di Gandhi su significato e missione di un satyagraha fu pronunciato in occasione del comizio del 1° settembre 1906 all'Old Empire Theatre di Johannesburg, in risposta alle disposizioni del Governo del 22 del agosto del 1906: l'ordinanza che obbligava tutti gli asiatici residenti nel territorio a munirsi di una scheda d'identità, a fornire le impronte digitali e a sottostare ad altri umilianti misure di polizia riservate fino ad allora solo ai criminali comuni, venne trasformata in legge.
Gandhi propose nel comizio di opporsi con il satyagraha: i volontari satyagrahi dovevano rifiutarsi di farsi schedare; se multati non dovevano pagare; se processati, dovevano ammettere di aver deliberatamente violato la legge ed andare in prigione senza opporre resistenza. Pattuglie di volontari avrebbero scortato i dubbiosi ( chi non aderiva quindi al satyagraha) che intendevano farsi schedare piegandosi alla volontà del Governo, per proteggerli.
Ma la gran massa degli indiani del Sud Africa seguì alla lettera le istruzioni di Gandhi, tanto che le prigioni furono presto piene.
Gandhi fu arrestato alla fine del 1907 e gli venne intimato di lasciare il paese entro 48 ore, cosa che non fece. Così venne arrestato di nuovo e processato: fu condannato a due mesi di reclusione.
Il successo della sua impresa si manifestò con la promessa di revoca dell' ordinanza da parte del Governo.
Gli indiani scarcerati, dietro questa promessa,andarono a presentarsi spontaneamente per la schedatura, ma il Governo fece dietrofront e i satyagrahi persero parte della fiducia riposta in Gandhi.
Ma Gandhi non si arrese e fondò a Johannesburg una seconda colonia di volontari, la Tolstoi farm, in omaggio all'ispiratore del satyagraha.
La lotta continuò e raggiunse il culmine nel 1912 con la proclamazione di un solenne hartal, una giornata di astensione dal lavoro, di digiuno e di preghiera, e con l'organizzazione di una marcia di migliaia di indiani dal Natal al Transvaal, in risposta a nuove misure restrittive del Governo.
Le autorità cercarono di resistere mandando truppe contro i marciatori e facendo arrestare Gandhi, ma lo liberarono subito quando si accorsero che era l'unico in grado di mantenere una certa disciplina.
I dimostranti furono rispediti a casa su treni speciali. Gandhi venne nuovamente arrestato e condannato a 15 mesi di reclusione.
La vittoria è vicina per Gandhi: infatti l'opinione pubblica scossa dal suo coraggio e dalla sua grande dignità farà pressione sul Governo per revocare gran parte delle ordinanze restrittive incriminate, cosa che avvenne nel corso del 1914. A partire da questo anno ai nuovi immigrati è riconosciuta la completa parità dei diritti. Gandhi poté così tornare in India: il 9 gennaio del 1915, dopo aver trascorso qualche tempo in Inghilterra e dopo una pleurite, Gandhi sbarcò a Bombay.
Gandhi trovò al suo ritorno un India diversa, più cosciente della propria condizione.
Dal 1500 a. C. le popolazioni ariane erano giunte nel nord dell' India ed avevano assoggettato le popolazioni aborigene. La società non aveva subito da allora sostanziali modifiche.
La popolazione indigena era costituita per lo più da contadini ( quasi il 90%) il cui unico interesse era coltivare la terra e resistere ai monsoni, veri arbitri dell'agricoltura indiana. Vivevano in villaggi isolati, chiusi ed autosufficienti. Ognuno nel villaggio aveva un proprio compito ed i pochi benefici ottenuti appartenevano alla intera comunità del villaggio. Prima dell'avvento degli inglesi, non esisteva in India il concetto di proprietà privata della terra.
L'unica rapporto tra il villaggio ed il potere politico era una quota ( da 1/4 ad 1/2) dei frutti raccolti dalla terra che i contadini dovevano versare al sovrano.
Questo sistema basato sulla cultura del villaggio e sulle caste sopravviveva da due millenni, quasi inalterato fino a quando...

giovedì 28 aprile 2011

San Pellegrino in fiore:il programma.



Per amore di coerenza, poiché si è parlato in questo blog di questa manifestazione -  la seconda in ordine di importanza per la città di Viterbo, dopo la macchina di Santa Rosa - pubblico il programma dei festeggiamenti (tratto da fonti ufficiali). Quindi per chi volesse partecipare al coloratissimo e profumatissimo evento, ecco come si svolgerà:
Venerdì 29 Aprile ore 11,30 , Piazza del Plebiscito
Cerimonia inaugurale con banditore - Comitato Centro Storico
Dal 29 Aprile al 1° Maggio, Piazza San Lorenzo - Sala Alessandro IV
Mostra Medioevale “La magione de lo tempo fujito”
Dal 29 Aprile al 1° Maggio, Via Ottusa - Antica Zecca Medioevale
“Casa del Magister Zecchiere” (Coniazione e battitura delle monete Viterbino, Grosso e Picciolo”)
Dal 29 Aprile al 1° Maggio, Piazza Santa Maria Nuova
Banco Folkloristico - “Bandiere e Tamburi”
Dal 29 Aprile al 1° Maggio, Palazzo dei Priori, Sala Regia - Il Rinascimento nei costumi
“Le famiglie nobili viterbesi”. Esposizione di abiti del periodo rinascimentale
Dal 29 Aprile al 1° Maggio ore 20,00, Via Saffi, angolo Palazzo Poscia
La degustazione delle prelibatezze del palato con la compagnia degli “Avventori dell’ora Vespertina ”
Dal 29 Aprile al 1° Maggio ore 10,00/22,30,  Via del Ginnasio, Palazzo del Drago
Mostra permanente di pittura, fotografia ed esposizione di lavori artistici di ricamo e merletto
Dal 29 Aprile al 1° Maggio - Arredo lavatoio Ponte del Duomo a cura dell’Associazione Nimpha
Venerdì 29 Aprile dalle ore 10,30 alle ore 17,30,  Via del Ginnasio, Palazzo del Drago
Laboratorio aperto di ricamo, pizzo macramè e merletto di Orvieto
Venerdì 29 Aprile ore 18,00,  Via del Ginnasio, Palazzo del Drago
Ensamble di sassofoni “Tacet” diretti dal M° F. Ciocca
Sabato 30 Aprile ore 16,30,  Via Ottusa,  Casa del Magister Zecchiere
Coniazione della “quadrangula” e consegna al Pellegrino in arrivo dalla Via Francigena
Sabato 30 Aprile ore 21,00,  Via del Ginnasio, Palazzo del Drago
“Happy di notte”,musica,immagini,parole per raccontare un’idea. Associazione giovanile di promozione sociale Juppiter ed Universo 3000
Dal 30 Aprile al 3 Maggio,  Piazza San Pellegrino, 1 - Spazio ProgettArte3D
“Viterbium in floreS” - Il decoro floreale nel Medioevo e nel Rinascimento
Domenica 1 Maggio ore 16,00,  Via Saffi,  Palazzo Poscia
Rappresentazione scenica dell’ ”Amor cortese ”
Domenica 1 Maggio ore 18,00, Via del Ginnasio, Palazzo del Drago
Concerto per pianoforte a cura del Tuscia Opera Festival
Chiusura della manifestazione - Domenica 1° Maggio ore 22,30 - P.za San Lorenzo
Spettacolo Pirotecnico
InformazioniNei giorni 29 e 30 aprile tutte le linee di trasporto urbano saranno messe a disposizione gratuitamente. Il 1° Maggio, ogni 20 minuti, servizio gratuito per il pubblico di due bus navetta a partire dalle ore 8,00 fino alle ore 22,00.
Punti di partenza dai parcheggi gratuiti: Via Garbini - centro Leclerc - Centro Ipercoop - zona Cimitero - Cassia Montefiascone - Tuscanese - Cassia Roma - Str.Teverina 1ª edicola - Punto di arrivo: San Faustino

Ricordiamo, attraverso le immagini, ciò che abbiamo visto gli anni passati





martedì 26 aprile 2011

Referendum sul nucleare: stop del Governo. A rischio anche quello sull'acqua pubblica.

Forse perché, come dice Tremonti, gli avvenimenti di Fukushima fanno riflettere; forse perché il Governo ha capito che la maggioranza degli italiani è contro il nucleare; forse perché è tornata la memoria riguardo al referendum del 1987; fatto sta che il referendum sul nucleare è stato cancellato. I quesiti sul nucleare saranno accorpati a quelli relativi alla privatizzazione dell'acqua pubblica.
Il 20 di aprile, al Senato con 133 voti a favore contro 104, e 14 astenuti è passato l'emendamento proposto dal Governo alla moratoria sul nucleare.
La moratoria è definita dal vocabolario della lingua italiana come una sospensione temporanea, un rinvio a data da destinarsi e così sembra anche la decisione del Governo sul nucleare, in attesa delle disposizioni dell'UE in materia. Si attende che lo scalpore destato dai fatti di Fukushima vada scemando, in tutta Europa.
Il Ministro dello sviluppo economico Romani ha affermato:

I cittadini sarebbero stati chiamati a scegliere tra poche settimane fra un programma di fatto superato o una rinuncia definitiva sull’onda dell’emozione, assolutamente legittima, dopo l’incidente di Fukushima, senza però avere sufficienti elementi di chiarezza. Con l’emendamento vengono abrogate tutte le norme oggetto del quesito referendario.

La mia opinione, e credo non solo la mia, è che Mr. B sia spaventato dal referendum sul legittimo impedimento e vorrebbe ostacolare in ogni maniera il raggiungimento del quorum. In che modo? Demotivando gli elettori ad andare a votare: il referendum sul nucleare avrebbe richiamato troppa gente alle urne.
Io spero, in cuor mio, che gli elettori siano abbastanza intelligenti da andare a votare lo stesso e, voglio sperare in grande: non solo che si raggiunga il quorum, ma che vincano i si in risposta ad ogni quesito referendario.
Per il referendum sulla privatizzazione dell'acqua mi limito a trascrivere questo trafiletto da www.Liquida.it:

"Il governo apre alla possibilità di un secondo intervento legislativo ad hoc, per bloccare - dopo il nucleare - anche il referendum sulla privatizzazione delle risorse idriche. Lo ha detto chiaramente il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani: "Su questo tema, di grande rilevanza, sarebbe meglio fare un approfondimento legislativo". I comitati che hanno raccolto 1.400.000 firme a sostegno del referendum sono già sul piede di guerra."


Aspettiamo gli sviluppi.

sabato 23 aprile 2011

Visita al Parco dei Mostri di Bomarzo


Ciao a tutti!
In queste bellissime ed assolate giornate appena passate perché rimanere in casa?
Domenica scorsa, avendo un solo giorno a disposizione per vagare per la provincia, io, mio marito e il nostro bimbo abbiamo deciso di visitare il Parco dei Mostri di Bomarzo, a pochi km da Viterbo.  
In questo parco, che si estende per svariati ettari, spuntano, tra la fitta vegetazione boschiva e i verdi prati, delle costruzioni in pietra raffiguranti personaggi mitologici e non solo.
Oltrepassato l'ingresso (che ci è costato, per la verità, non poco: 10 Euro gli adulti, 8 i bambini) in un vasto prato sono stati messi dei tavoli con le panche, per chi intendesse passare l'intera giornata fuori, a contatto con la natura. Sempre vicino all'ingresso è stato allestito un piccolo parco giochi per i bambini, che Leo ha sfruttato alla fine della visita ai Mostri. 
Dopo un lungo viale, un arco in pietra segna l'inizio della scoperta dei Mastodonti litoidi.
Leo, il mio vivacissimo pargolo, è rimasto esterrefatto di fronte a tutti quei colossi in pietra. Specialmente quando è entrato nella bocca dell'orco non ha potuto fare a meno di urlare,prima, per l'emozione, e poi per la scoperta dell'eco, causato dalle sue stesse grida all'interno della bocca mostruosa.
Bella giornata, in cui ha trovato divertimento anche il mio irrequieto bimbo di 4 anni.
Queste sono le immagini scattate all'interno del Parco, più sotto troverete qualche cenno storico.


Proteo- Glauco: figura della mitologia greca figlio di Oceano e Teti; egli aveva la particolarità di cambiare forma ad ogni momento


Si dice che nell'era della grande preistoria giunse in Sicilia, a Capo Peloro, un bellissimo giovane della Beozia chiamato Glauco, probabilmente figlio di Nettuno. Questi, aiutato da alcuni amici, costruì una barca dei colori del mare e decise di fare il pescatore. Divenne così abile da avere le reti sempre rigonfie di pesci ad ogni battuta di pesca. Il giovane non era avido e divideva il pesce con quanti lo conoscevano.
Tutte le nereidi, Tetide, Anfitride, Panope e Galatea, le ninfe d'acqua e le sirene aspiravano a conoscere questo bellissimo e generoso giovane. 
Un giorno, alle consuete spasimanti di Glauco, si unì anche una soave ed eterea fanciulla, Scilla, figlia di Forco, che si invaghì completamente del ragazzo, tanto che ogni giorno lei era lì dal primo mattino ad attendere un solo cenno di Glauco.
La perfida maga Circe passando da quelle parti notò la fanciulla e ne divenne amica e confidente, infatti Scilla le rivelò di essere innamorata di Glauco. Circe le promise di aiutarla a conquistare il ragazzo.
Ma anche Circe non appena vide Glauco se ne innamorò. Decise allora di punire Scilla, perché innamorata del suo stesso uomo, trasformandola in un mostro marino a 6 teste.
L'amore della maga per Glauco durò poco e il giovane tornò libero dopo poco tempo.
Quando Glauco seppe della tremenda fine di Scilla prese l'abitudine di uscire con la barca fuori dalle acque dello Stretto per recarsi nei pressi dell' antro di Scilla a chiamarla. Quest'ultima non lo aggredì mai.
Passarono gli anni e Glauco divenne vecchio e stanco ed ogni sera era più difficile per lui remare per tornare a casa, così una sera notando una piccola isola verde e piena di fiori decise di approdare lì.
Quando cominciò a svuotare le reti si accorse che i pesci, a contatto con la terra di quell'isola, tornavano vivi e si ributtavano in mare. Seguendo il suo istinto mangiò dei ciuffi d'erba dell'isola e fu così che si trasformò, pensate, in un tritone.



Furia:demone del mondo infernale. Si trova, nel parco, di fronte ad Echidna.


Orco: all'interno della sua bocca spalancata troviamo un tavolo ed una panca di pietra.




Echidna: è un mostro con il corpo di donna e le gambe sono costituite da code di serpente.


Nettuno che tiene, imprigionato sotto una mano un piccolo delfino. Di fianco c'è un grande delfino che apre la bocca ( anche se qui non si vede). Nettuno è il dio dei mari.


La ninfa dormiente, Nife, così chiamata da Ligorio. Le ninfe sono giovani donne che simboleggiano lo spirito dei campi e della natura. Sono divinità a metà tra Zeus e il genere umano.


La casa pendente è stata costruita sopra un masso inclinato. Sembra che la casa sorgesse all'entrata primitiva dell'abitazione del principe Orsini.


"Ligorio- l'architetto artefice del Parco- la definisce Venere Virile, amica di Marte e guardiana della castità, della Patria e della Virtù".(Luigi Manzo, Il bosco di Bomarzo)










Ercole, al ritorno della sua spedizione nel Mediterraneo Occidentale, si fermò a far pascolare i buoi sottratti a Gerione e ne approfittò anche per riposare.
Durante il sonno Caco, mostro sputafuoco a tre teste, rubò ad Ercole alcuni animali che portò nella sua grotta nei pressi dell'Aventino.  Quando Ercole si svegliò sentendo i muggiti, individuò il luogo da dove venivano, così scoprì l'autore del furto. Lo uccise colpendolo con la mazza.
Un'altra versione della storia racconta che Caco pose dei massi all'ingresso della caverna, ma Ercole li tolse uno ad uno e riuscì a sopraffare Caco.


L'arco di ingresso al Parco.




Lungo viale che separa il Parco dalla zona, diciamo così, più ludica.




Questo parco venne costruito nel 1552 dal principe Pier Francesco Orsini su progetto dell' architetto Pirro Ligorio.
Si dice che il principe dedicò il bosco alla moglie e ne celebrò la sua morte costruendo il Tempio



Dopo la morte del principe, gli eredi abbandonarono il parco che venne "riscoperto" solo 400 anni dopo, dalla famiglia Bettini che lo restaurò rendendolo quello che è oggi. Per questo all'interno del Tempio è posta la lapide di Tina Severi Bettini.



Immagini: mie, solo mie.
Fonti: Il bosco di Bomarzo- guida al bosco della meraviglie di Luigi Manzo. E' disponibile on-line ed è molto interessante.

giovedì 21 aprile 2011

BUONA PASQUA

Il blog chiude per qualche giorno,perciò auguro a tutti una buona Pasqua!!!
Un augurio speciale a Iole, l'autrice di questa bella cartolina!!!
Buona Pasqua by Iole

martedì 19 aprile 2011

Portulaca grandiflora



Il genere portulaca appartiene alla famiglia delle portulacaceae e  comprende circa 200 specie di piante erbacee, quasi tutte succulente, cioè aventi fusti e foglie carnose, di colore verde, più o meno scuro. La portulaca ha foglie piatte o cilindriche. I suoi fiori hanno 5 petali e possono assumere vari colori, dal giallo al rosa, al rosso porpora. Quando il fiore appassisce rimane una capsula contenente i semi. Determinati tipi di portulaca si prestano alla preparazione di insalate e hanno proprietà curative.
La portulaca grandiflora proviene dal Sud America ( Brasile, Argentina e Uruguay); ha fusti rossastri, foglie cilindriche di colore verde brillante lunghe fino a 2,5 cm. Può raggiungere i 20 cm di altezza e 15 cm di larghezza.
Il periodo di fioritura è da giugno a settembre: i suoi fiori possono essere semplici o doppi, hanno la forma di una coppa con petali lucidi che si aprono solo in pieno sole per chiudersi al tramonto o all'ombra.
La portulaca richiede, per crescere, un clima caldo e un'esposizione soleggiata, un'annaffiatura frequente in estate, facendo attenzione al terreno di coltura che deve essere ricco e ben drenato.  E' opportuno che il terreno sia ben asciutto prima di irrigare nuovamente. La concimazione deve avvenire nel periodo di fioritura della pianta e ogni 15- 20 giorni.
Le piante di portulaca si allargano molto ed i rami più lunghi tendono tendono a radicare a contatto con il terreno. Questi singoli rami possono essere staccati dalla pianta madre e rinvasati.
E' molto resistente all'attacco di parassiti e malattie anche se a volte viene attaccata dagli afidi.
Purtroppo per questo delizioso fiore non ho trovato nulla riguardo al suo significato, perciò se volete potete suggerirne uno voi.

Mohandas Karamchand Gandhi ( prima parte).


In un piccolo principato, posto sotto la sovranità del Maharaja di Baroda, nello stato di Porbandar, nella penisola di Kathiawar, nacque, il 2 ottobre del 1869, Mohandas Karamchand Gandhi.
I Gandhi appartenevano alla casta dei banya, una suddivisione della casta dei vaisya, la terza, in ordine di importanza, fra le quattro caste originarie, i cui componenti sono per lo più dediti agli affari. Il nome Gandhi significa "droghiere" ed infatti in origine la sua famiglia si occupava del commercio delle spezie.
Nelle ultime generazioni, però, i Gandhi avevano ricoperto cariche politiche nello stato in cui abitavano.
I Gandhi erano di religione vaishnava, appertenevano, cioè ad una setta hindu che ha una particolare devozione per Vishnu, ma che pratica anche alcuni precetti della religione jaina. I jaina predicano la sincerità ed il rispetto scrupoloso di tutte le creature.
Gandhi frequentò tra i 10 ed i 17 anni la Hig School del Kathiawar e non dimostrò, in questo periodo talenti speciali che avrebbero fatto presagire la grandezza di cui quest'uomo fu capace.
A 13 anni, dopo due fidanzamenti precedenti sfumati a causa della morte premature delle fanciulle prescelte dai suoi genitori, si sposò con una sua coetanea, Kasturbai, anch'essa scelta dai suoi genitori.
Il desiderio carnale, la gelosia, la volontà di possesso caratterizzarono i suoi anni giovanili e lo trasformarono in un piccolo despota, fino a quando, all'età di 37 anni, prese, in accordo con la moglie, il voto di castità. Tutto ciò contro la legge Brahmanica, che prescrive la castità negli anni della prima giovinezza e libera da quest'obbligo nell'età virile, dedicata al governo della casa e della famiglia.
Nell'età giovanile andò contro tutti i dettami della società e della religione: mangiò carne contro il precetto della religione jaina, commise piccoli furti ai danni del fratello, e dubitò della propria fede; fintanto che non uscì dalla crisi in cui era caduto, fin quando, cioè non fonderà la sua vita sull'ahimsà (letteralmente non- violenza).
Fin da ragazzo egli ebbe della religione una concezione tutta interiore, che non prevedeva né riti, né sacre scritture, né tanto meno i vari aspetti della religione popolare, con i quali spesso si trovava in disaccordo: trovava infatti ingiusto il disprezzo nei confronti di una casta di "miserabili" quali i paria, o i senza casta o gli "intoccabili".
Un altro seme gettato nell'animo di Gandhi fu il rispetto e la tolleranza verso le altre fedi religiose.
Dopo la Hig School Gandhi frequentò il Salmadas College dell' Università di Ahmedabad, ma anche qui non ebbe un brillante rendimento così, dopo appena 3 mesi, tornò a casa. Finì la sua educazione a Londra, nonostante ciò significasse perdere la casta, in quanto non era consentita la promiscuità con i fuori casta, e gli Europei lo erano certamente.
A Londra intraprese gli studi forensi e li completò in meno di tre anni. In questi tre anni Gandhi scoprì se stesso dal confronto con la civiltà occidentale. Dopo un periodo iniziale, in cui fece di tutto per uniformarsi ai londinesi rinnegando la propria cultura e la propria famiglia, si rese conto che non sarebbe mai diventato un occidentale. Si immerse, così negli studi, oltre che giuridici anche in quelli religiosi alla scoperta anche di una religione a lui avversa perché poco tollerante, come il cristianesimo.
Mentre scava nel profondo del proprio animo conduce una vita sempre più ritirata, spinto, in primis dalla sua timidezza e poi dal lavoro fatto per superare gli esami.
Ottenuta l'abilitazione all'esercizio della professione legale abbandonò l' Inghilterra, senza  troppo rimpianto nel 1891.
Al ritorno in India scoprì che la madre era morta da qualche mese ed i membri della sua casta l'avevano bandito.
Gandhi si trasferì a Bombay per lavoro, ma la professione legale non si dimostrò molto remunerativa e non gli permise di sdebitarsi con i fratelli che l'avevano economicamente sostenuto nel corso dei suoi studi.
Dopo qualche tempo però Gandhi è costretto a ritornare a Rajkot. Qui si rese conto per la prima volta che i veri "padroni" dell'India non erano gli indiani, ma i funzionari inglesi che trattavano il popolo con sufficienza e disprezzo.
In questi anni si recò in Sud Africa a trattare un complicato affare legale per conto di una casa di commercio del Kathiawar. Sbarcò a Durban nel 1893 e trovò un ambiente assai più ostile di quello londinese. I pochi bianchi che vivevano lì guardavano con inquietudine al predominio della popolazione indigena e anche all'aumento del numero degli immigrati indiani. Infatti, a partire dal 1860, coloni bianchi avevano portato i lavoratori agricoli dall'India con contratti a termine alla cui scadenza, però, gran parte rimasero in Sud Africa, trasformandosi in piccoli artigiani o commercianti. La possibilità di una vita migliore aveva portato altri indiani in questa parte di mondo.
I governi "bianchi" del Sud Africa cercarono di scoraggiare il flusso in entrata della popolazione indiana attuando una politica discriminatoria e persecutoria: la segregazione razziale.
Anche Gandhi non venne risparmiato da questo trattamento. Egli sentiva che le umiliazioni inflittegli non riguardavano solo lui ma il suo intero popolo. Una settimana dopo il suo arrivo a Pretoria convocò la colonia indiana in una riunione. Durante la riunione esortò il suo popolo a fare del proprio meglio per ottenere l'accettazione da parte dei "bianchi". Prese contatto con le autorità ferroviarie ed ottenne la promessa che gli indiani "decentemente vestiti ed in ordine" potessero viaggiare in seconda o prima classe.
Gandhi rimase in Sud Africa per un anno fin a quando non si concluse l'affare per cui era venuto, ma al momento di andarsene scoprì che i "bianchi" avevano soppresso le ultime garanzie civili per gli uomini di colore.
Gandhi rimase per ben vent'anni per lottare contro le discriminazioni razziali.
Gandhi si appellç, nel corso della lotta, al buon senso, al senso morale, all'intelligenza, alla religiosità dei bianchi in Sud Africa ed in Inghilterra dando prova della sua  moderazione e ragionevolezza nelle richieste concrete e l'assoluta intransigenza sui principi morali su cui queste si basano.
Gandhi sapeva bene che i pregiudizi non si possono rimuovere con  le leggi. Riconosceva che il timore dei bianchi di trovarsi in minoranza non era infondato e che perciò la preoccupazione di difendersi era legittima. Non chiedeva che il governo imponesse con la forza l'abolizione della segregazione, ma esigeva con assoluta fermezza che non alimentasse i pregiudizi sociali legalizzandoli. Quindi, ottenuta l'uguaglianza di fronte alle leggi è con il tempo, la persuasione e l'educazione che si rimuovono i pregiudizi sociali.
La prima fase della lotta ( fino al 1906) di Gandhi venne caratterizzata dall'impiego di mezzi costituzionali: conferenze, promemoria per le attività governative, lettere di giornali, petizioni con migliaia di firme raccolte tra indiani e bianchi, manifesti, opuscoli, ecc.
La seconda fase della lotta, dopo il 1906, venne caratterizzata da un nuovo metodo di lotta non convenzionale: il satyagraha, che consiste nel rifiutare l'obbedienza alle leggi ritenute ingiuste, ma nell'accettare le sanzioni, previste dal legislatore, che questo comporta.
Il satyagrahi " collabora con il legislatore mettendo alla prova la sua legge. Poiché lo scopo del satyagraha è che lo stesso legislatore, applicando la legge in tutto il suo rigore e fino alle conseguenze estreme, si convinca della sua insostenibilità" (Gandhi).
Nei prossimi giorni la seconda parte.

Nuova rubrica: i grandi personaggi della storia.

In un martedì qualunque, come questo, voglio inaugurare una nuova rubrica settimanale che spero voi lettori non disdegnerete: i grandi protagonisti della storia mondiale.
In questo clima di guerre e sanguinaria follia globalizzata, voglio iniziare con un uomo simbolo della non violenza e della protesta pacifica, che ha liberato un Grande Paese, come l'India, dall'oppressore occidentale, senza ricorrere all'uso delle armi: Gandhi.

domenica 17 aprile 2011

Energia dai mari



La Columbia Power Technologies è una società indipendente fondata nel 2005 da Greenlight Energy Resources, Inc., in collaborazione con l'Oregon State University, impegnata nello sviluppo e nella commercializzazione di energia proveniente da dispositivi che trasformano il moto ondoso in energia elettrica attraverso un generatore a magnete permanente.
La Greenlight Energy Resources, Inc. è stata creata dai titolari delle Greenlight Energy, Inc.  (GEI) dopo la vendita, nel 2006, del ramo della società che si occupava della produzione di energia elettrica per via eolica, a favore della BP Alternative Energy North America, Inc.Nel 2006 la GEI aveva una rete di sviluppo che portava 6oooMW di potenza prodotti dal vento in ben 15 Stati.
La Columbia Power sta sviluppando tecnologie in grado di generare energia da 1,5 a circa 5 km al largo dove l'energia ceduta dal moto ondoso è maggiore. Queste tecnologie sfruttano i sistemi di azionamento diretto, che evitano l'uso di passaggi di conversione pneumatici ed idraulici, poiché risultano più efficaci, più affidabili e più facili nella gestione della manutenzione, quindi anche l'energia che ne deriva ha un costo più basso di produzione.
La ricerca di questa società verso questo tipo di produzione energetica si incentra su:

  • il punto in cui il modo ondoso "offre" maggiore energia;
  • accoppiamento diretto tra  moto ondoso e generatore ;
  • l'uso innovativo di magneti permanenti ed altri componenti ad alta efficienza;
  • ridurre al minimo le parti in movimento (per ridurre al minimo le perdite di energia);
  • minimizzare il numero di passaggi di conversione e le perdite associate.
Dopo aver completato le prove in vasca che si sono tenute all'Oregon State  University, la Columbia Power   
ha provato un prototipo di scala intermedia nei pressi di Seattle, il SeaRay. Le prove in mare continueranno per tutta la primavera del 2011. Il video si riferisce proprio a queste prove.
Si stima che il mare fornisce un'energia grezza di 500 volte superiore alla domanda globale, in pratica però l'energia prodotta si aggirerebbe tra 2 e 4000 miliardi di kW all'anno. Secondo il World Energy Council calcola che il 10% della domanda mondiale di energia potrebbe essere coperto usando questa fonte di energia alternativa.
Lo studio della produzione dell'energia dal moto ondoso e dalle maree ha portato ad un grande progetto che partirà a breve: la prima centrale sottomarina dovrebbe sorgere al largo delle coste del Galles e sarà costituita da 8 turbine ( 15 metri di altezza e 25 di lunghezza) adagiate sul fondale per sfruttare il flusso e riflusso delle maree. Del progetto si sono occupate E-On e Lunar Energy, due società specializzate in energie alternative e rinnovabili.
Questo tipo di impianto, ha costi di gestione più bassi, in quanto usa un minor numero di componenti rispetto ad una centrale termoelettrica, e non richiede materiali troppo costosi, come avviene per l'energia solare. Si suppone che la centrale costruita con questa tecnologia abbia  bisogno di manutenzione ogni 25 anni.
Le turbine sono costruite in cemento ( meno costoso rispetto all'acciaio) con costi di gestione, l'abbiamo detto, molto contenuti. Lo studio di fattibilità del progetto è stato già completato mancano solo una serie di test tra cui lo studio di impatto ambientale.
Il progetto non dovrebbe avere conseguenze negative per l'ambiente, infatti le turbine, ancorate al fondo  da enormi blocchi di cemento (il fondale perciò non verrà trivellato) gireranno a bassa velocità non danneggiando così la fauna marina.
Tra i vantaggi di questo tipo di produzione c'è l'affidabilità: sono noti i tempi delle maree, che si possono perciò prevedere. Non è così per l'energia solare e per quella eolica. 
Il costo del progetto si aggira intorno ai 10 milioni di sterline ( 15 milioni di euro) e dovrebbe produrre energia sufficiente a 5000 abitazioni.

giovedì 14 aprile 2011

Impianto fotovoltaico: come funziona?

Se ne parla tanto in questi giorni di dibattito tra il nucleare e le energie alternative: ma che cos'è e come è fatto?
E' un impianto elettrico che converte l'energia solare in energia elettrica per effetto fotovoltaico.
Per poter arrivare a costruire un pannello fotovoltaico si parte dalla cella fotovoltaica, formata da una lamina di  materiale semiconduttore, che assemblata insieme ad altre crea un modulo fotovoltaico. L'insieme dei moduli costituisce il pannello.
I semiconduttori sono materiali aventi conducibilità intermedia tra i conduttori e gli isolanti. Essi possono essere semiconduttori intrinseci, come il silicio ed il germanio puri, o estrinseci.
Nel caso degli intrinseci, essi si comportano come isolanti per temperature prossime allo zero assoluto (0 K), ma all'aumentare della temperatura per qualche strano motivo diventano conduttori. I chimici chiamano questo strano fenomeno eccitazione termica: infatti, all'aumentare di T aumenta l'energia cinetica degli elettroni più lontani dal nucleo che quindi si eccitano e passano dalla banda di valenza a quella di conduzione, diventando così "mobili". In queste condizioni, se applichiamo una differenza di potenziale tra due punti del materiale, si ha un moto ordinato di cariche (elettroni) e quindi un passaggio di corrente elettrica.
I semiconduttori estrinseci, o drogati, vengono chiamati così perché in essi sono presenti piccole percentuali di atomi diversi ( come il fosforo, l'arsenico, l'antimonio, il boro, il gallio e l'indio)  che ne aumentano la conduzione.
Il semiconduttore impiegato in un impianto fotovoltaico è il silicio (Si) molto puro. Esso è molto diffuso sulla terra ove si trova praticamente soltanto sottoforma di SiO2 (silice) e silicati.
Il Si cristallizza come il diamante, infatti ha reticolo cristallino regolare in cui ogni atomo è legato all'altro da un legame covalente. E' però meno duro del diamante e fonde a temperatura più bassa.
Il Si molto puro si ottiene per riduzione dei suoi alogenuri in ambiente di idrogeno e a caldo:

SiCl4 + 2 H2 = Si + 4HCl

oppure dalla silice riducendola con magnesio (Mg) alla temperatura di 900°C

SiO2 + 2 Mg = 2MgO + Si

ed eliminando poi l'ossido di magnesio con acido solforico (H2SO4) diluito.
In entrambi i casi però si ha bisogno, per l'ottenimento di Si molto puro, di un ulteriore processo detto di raffinazione a zone: attorno ad una barra cilindrica di Si, posta verticalmente ed in atmosfera gassosa inerte, si muove molto lentamente una spirale metallica nella quale scorre corrente ad alta frequenza ed elevata intensità che riscalda la porzione di barra sottostante fino a fonderla. La zona fusa si sposta lentamente insieme alla spirale per tutta la lunghezza del cilindro. In questo modo le impurezze presenti, che sono più solubili nella fase liquida che in quella solida, vengono trascinate nella parte inferiore della barra. L'operazione viene ripetuta il numero delle volte necessario ad ottenere, nella parte centrale della barra, silicio della purezza voluta. Alla fine del processo le estremità della barra vengono asportate.
Il silicio prodotto in questo modo è più puro, ma contiene ancora B (boro), si procede pertanto anche con un trattamento chimico: il lingotto di Si è contenuto in un tubo di quarzo, in cui fluisce una corrente di idrogeno (H) contenente piccole quantità di vapor d'acqua; l'H reagisce con il boro e forma composti volatili che vengono eliminati con la corrente gassosa.
Il processo appena descritto è lento e costoso ed è proprio questo fattore che incide sul costo di un impianto fotovoltaico.
Il Si usato per la costruzione dei moduli fotovoltaici viene forgiato in celle connesse l'una all'altra da nastrini metallici (conduttori), viene adagiato su un supporto rigido realizzato con un materiale isolante e scarsa dilatazione termica.
Schema semplificato del modulo fotovoltaico e del suo costituente elementare: la cella.

Gli impianti fotovoltaici si distinguono in due famiglie: quelli ad isola (stand- alone) e quelli connessi ad una rete di distribuzione esistente gestita da terzi ( grind- connect).
Gli impianti fotovoltaici ad isola sono generalmente costituiti da: 
  • campo fotovoltaico, l'insieme dei pannelli ( formati da più moduli) disposti in maniera opportuna per catturare la maggior parte dei raggi solari;
  • regolatore di carica, che stabilizza l'energia proveniente dalla radiazione solare e la gestisce all'interno del sistema;
  • batteria di accumulo, che immagazzina l'energia ottenuta per permetterne l'uso differito all'utenza ( il concetto è lo stesso di una batteria di un cellulare o di una automobile!);
  • inverter, che trasforma la corrente continua ( 12 V) in corrente alternata (220V).
Il campo fotovoltaico per questo tipo di impianti è ottimizzato per produrre un determinato valore della tensione ( 12 o 24 V), stabilito in fase di progettazione, ed i moduli utilizzati sono pochi.
Il regolatore di carica, abbiamo già detto, che è il componente preposto alla gestione della quantità di energia ricevuta dal pannello. Esso, infatti, si occupa di "distinguere" le diverse situazioni e "correggere" il funzionamento dell'impianto all'occorrenza:

  • caso in cui la tensione erogata  dal campo è inferiore a quella di ricarica degli accumulatori (cielo coperto, notte, interruzioni per manutenzione),quindi i moduli si comportano come dei carichi scaricando gli accumulatori: esso impedisce il flusso di corrente inverso (accumulatori- pannelli);
  • caso in cui gli accumulatori siano completamente carichi: la corrente prodotta passa direttamente all'inverter che la rende subito utilizzabile;
  • caso in cui gli accumulatori siano completamente scarichi: invio della corrente dal pannello agli accumulatori, oppure dal pannello direttamente all'inverter quando è richiesta energia dall'utenza.
L'accumulatore è il componente che si occupa di immagazzinare l'energia rendendola utilizzabile in assenza di radiazione solare. Essi sono appositamente studiati per questi impianti allo scopo di avere una vita utile il più lunga possibile, per tollerare un notevole numero di cicli di carica e scarica.
Gli impianti fotovoltaici collegati alla rete sono caratterizzati dall'assenza di accumulatori, poiché immettono direttamente l'energia prodotta nella rete e la rete la restituisce in assenza dei raggi solari. Di contro è presente  un quadro elettrico, posto tra l'inverter e il contatore, che permette di smistare la corrente tra la rete e l'utenza. In genere tali impianti sono sovradimensionati rispetto al fabbisogno dell'utenza per non rischiare di incappare in deficit di corrente, facendo in modo che la corrente immessa sulla rete sia maggiore di quella prelevata dalla rete, per ovvi motivi economici.
Tra il quadro, infatti, e la rete è posto un contatore che registra i dati in ingresso, dalla rete verso l'impianto, e di uscita, dall'impianto alla rete. A questi dati sono legati i ricavi ed i costi dell'energia.
Sotto è riportato lo schema di un impianto fotovoltaico connesso alla rete.






mercoledì 13 aprile 2011

Le mie petunie

Le petunie che vedete sono state rinvasate, in un vaso del diametro di circa 60 cm, 3 giorni fa.  Nella stessa fioriera ho messo due piantine: nella variante rosa screziata e bianca.

Petunie interrate. Che capolavoro, eh!? Erano nel mio giardino l'anno scorso.
Vedete quanti tipi  e varianti nella tonalità dello stesso rosso?

Anche questa pianta faceva parte del mio giardino l'anno passato. Uno splendore nella variante rosso corallo bordata di bianco, non trovate?

Piantina appena rinvasata. Nella foto non si vede bene, ma è rosso corallo.

Le foto che seguono sono tutte di piantine rinvasate da pochi giorni.




Anche quest'anno, come tutti gli anni è ora di "dipingere" il giardino con i colori dei fiori. Ogni anno scelgo un colore da accostare al bianco e ogni anno mi reco al vivaio sperando di trovare fiori sempre nuovi da sperimentare nel mio giardino. Nella mia breve esperienza ( solo 5 anni ) di coltivatrice amatoriale di fiori e piante ho imparato che quelli più resistenti sono proprio le petunie nella loro varietà più semplice.
Queste piante hanno fiori molto belli a corolla tubolare e presentano tutta la gamma di colori che va dal bianco al blu, passando per il rosa ed il viola. Si sviluppano in larghi cespugli, aventi altezza dai 25 ai 60 cm, che possono scendere, come nel caso delle surfinie ( altra varietà dello stesso fiore, ma più delicata nelle cure rispetto alle petunie comuni). Le foglie, verde chiaro, sono ricoperte di fine peluria, risultano appiccicose al tatto ed emanano un peculiare profumo.
Questi fiori comprendono circa 40 specie per lo più originarie dell'America Latina che vennero portate in Europa intorno al 1800.
Possono essere piantate in terra o in vaso. Fioriscono da metà primavera a metà autunno. Per crescere hanno bisogno di abbondante terreno ricco di materia organica ed il drenaggio dell'acqua deve essere particolarmente accurato poiché è una pianta che teme l'acqua stagnante che ne fa marcire le radici. Va pertanto annaffiata ogni 2-3giorni, nei periodi più freschi ( primavera ed autunno) e più frequentemente nel periodo estivo e comunque non prima che il terreno si sia asciugato per bene, per via del ristagno dell'acqua.
Non può resistere a lungo senza acqua ( solo alcune ore), tanto ve ne accorgerete perché comincia ad afflosciarsi.
La concimazione viene effettuata con modalità e tempi diversi a seconda del concime usato: se liquido va mescolato all'acqua dell' annaffiatura e distribuito ogni 15-20 giorni; se in granuli a lento rilascio viene sparso sul terreno intorno alla pianta con la frequenza di una volta al mese e man mano che la si innaffia il concime si scioglie nutrendo la pianta.
Le petunie amano posizioni molto luminose e soleggiate per almeno la metà del giorno, in questo modo si ha una fioritura abbondante, altrimenti si avranno molte foglie e pochi fiori. Poiché i fusti che sostengono i fiori sono molto sottili e fragili non è consigliabile metterle in un posto esposto al vento (e  nemmeno vicino ad un bambino con un pallone, lo so per certo!!!!). Temono il freddo.
La semina si effettua in febbraio- marzo preferibilmente in un luogo umido e caldo.
I parassiti delle petunie sono costituiti dal ragnetto rosso: le foglie diventano grigio-giallastre. Vengono, però, attaccate anche dagli afidi.
Nel linguaggio dei fiori la petunia nel corso dei secoli ha assunto molti significati: nell'epoca vittoriana (1837-1901) significava collera o rancore, per via dei vistosi colori dei suoi fiori; in altri contesti storici e geografici significava risentimento orgoglioso. Ad oggi rappresenta, secondo il folklore popolare, il simbolo dell'amore che non si riesce a nascondere.

martedì 12 aprile 2011

Dianthus Kahori





Le dianthus kahori sul mio balcone. Belle, vero?!
Da questa foto si può vedere che questi garofani hanno i petali  cosiddetti dentati.

Un giorno, mentre facevo la spesa al supermercato, ho notato in un angolo uno scaffale con un serie di piantine: basilico, prezzemolo, ed altre, tra cui questa. Mi ha colpito perché, nonostante fosse gennaio, era già fiorita ed emanava un delicato profumo. Così l'ho presa pensando di dare un po' di colore al balcone anche in inverno. Sull'etichetta solo il suo nome: dianthus kahori.
Non conoscendo questa pianta, se non di vista, e non sapendo le cure che richiedeva mi sono documentata ed ho scoperto che è una pianta erbacea perenne, cioè resiste al gelo. E' una varietà del garofano comune solo che ha fiori più piccoli e costituiti di soli 5 petali di colore fucsia.
Fiorisce per tutta l'estate e per parte dell'autunno, non teme il sole, né il gelo.
Richiede pochissime cure poiché è resistentissima, quindi anche quelli con un pollice verde un po' scarso possono coltivarla!
Teme solo il mal bianco: una malattia fungina che si manifesta con la proliferazione di ife ( filamenti biancastri) su varie parti della pianta. E' sufficiente adottare dei piccoli accorgimenti, per esempio cercando di annaffiare la pianta alla base e non sulle foglie. Esistono però in commercio dei ritrovati per la soluzione di questo problema, qualora si presentasse.
Il suo nome vuol dire "fiore di Giove". Nel linguaggio dei fiori al garofano sono stati attribuiti molti significati nel corso dei secoli: il mito dice che un giovane pastore  si innamorò follemente della dea della caccia Diana e che quando subì il suo rifiuto pianse e dalle sue lacrime nacquero questi fiori bellissimi e dal dolce profumo. Nella tradizione cristiana, invece, si dice che nacquero dalle lacrime della Vergine Maria alla morte del figlio.
Nel linguaggio dei fiori il dianthus kahori, se regalato, rappresenta la tenerezza e l'affettuosità.

lunedì 11 aprile 2011

Dolcetti al caffè.

In una domenica pomeriggio, non sapendo che fare ho aperto il libro di ricette ed ho scoperto questi deliziosi pasticcini al caffè.
Mentre procedevo con la preparazione mi sono accorta che la quantità delle dosi erano minime ed inoltre c'era qualche problema di consistenza dell'impasto.
Così ho modificato la ricetta.
Ingredienti: impasto: 100 g burro, 200g di farina, 100 g di zucchero, 1 moka di caffè da tre ed una bustina di polvere lievitante. Glassa: 50 g burro e 60 g di zucchero a velo.
Sciogliere il burro a bagnomaria, unire poi la farina, il lievito lo zucchero ed il caffè e mescolare fino ad ottenere un impasto con la consistenza di una crema. Versare l'impasto in un stampo, e cuocere in forno per 15- 20 minuti circa a 180°. Se non siete sicuri della cottura, fate la prova con lo stuzzicadenti: infilatelo nella pasta e sfilatelo, se non ci sono residui dell'impasto il dolce è pronto. Sfornatelo e lasciatelo raffreddare. 
Nel frattempo preparate la glassa: si scioglie il burro in un pentolino, si aggiunge lo zucchero e qualche cucchiaino di caffè. Quando il composto risulta caramelloso versatelo sulla superficie del dolce, lisciatelo bene e lasciate solidificare. Quando la glassa si è solidificata tagliare il dolce a quadratini. Buon appetito!!!